Torino Dopo mesi, anni di incheste, la Procura di Torino sentenzia sulle morti causate dall'amianto usato negli stabilimenti italiani dell'Eternit: disastro doloso e omissione volontaria di cautele contro le malattie professionali. A rispondere in primis di queste accuse saranno i vertici aziendali nelle persone di Stephan Schmidheiny, 61 anni, e il nobile belga, Jean Louis Marie Ghislain De Cartier, 87 anni come chiesto dal pm Raffaele Guariniello.Attraverso le indagini condotte nelle sedi della multinazionale svizzera del cemento, a Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia), gli indagati conoscevano il problema ma non hanno mai battuto ciglio. La lista dei defunti e' lunghissima e atroce e non riguarda solo i dipendenti ma i loro familiari o le persone che abitavano nelle vicinanze degli stabilimenti: 1.378 a Casale (e 16 di un'azienda esterna), 118 a Cavagnolo, due a Rubiera e 384 a Bagnoli.I malati invece di malati di mesotelioma, carcinoma, asbestosi e so no almeno 697. Tra i 'semplici cittadini': un deceduto a Cavagnolo, 252 a Casale Monferrato, quattro a Rubiera.Nelle citta' che ospitavano la Eternit, e in particolare a Casale, questa pavimentava strade e cortili senza far presente 'la pericolosita' dei materiali', per questo le persone sono rimaste per anni soggette a 'un'esposizione incontrollata, continuativa e a tutt'oggi perdurante' che non ha risparmiato nessuno. Ma su nessun sacco di amianto c'era alcuna indicazione su rischi per la salute.Negli ultimi quindici anni sono gia' stati processati diversi rappresentanti locali dell'Eternit ma oggi si cercano i vertici. Piu' di 2.000 morti non possono essere lasciati inpuniti.Floriana Frigenti
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