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In questi anni abbiamo a più riprese posto la questione del sostanziale boicottaggio della legge 194/78 in Basilicata, sottolineando il dato allarmante rappresentato dall’altissimo numero di obiettori di coscienza all’aborto.Un record lucano, quello degli obiettori, che si è confermato(con qualche oscillazione) anno dopo anno a partire dalla data di approvazione della legge. Non ci siamo limitati a porre la questione dell’impossibilità per molte donne lucane di ricorrere all’Ivg presso gli ospedali regionali, abbiamo anche posto la questione dell’informazione sessuale e contraccettiva,  della pillola del giorno dopo; abbiamo operato e insistito affinché si potesse affiancare all’aborto chirurgico l’aborto farmacologico per consentire alle donne e ai medici la possibilità di scegliere, ispirando, in questo, la nostra azione a quanto scritto nel dettato della legge 194/78 che all’articolo 15 recita: “Le regioni, d'intesa con le universita’ e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche piu’ moderne, piu’ rispettose dell'integrita’ fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza.” Non abbiamo mai cessato di ripetere a coloro che operavano, e tuttora operano, per boicottare la legge e per occupare con le loro truppe gli ospedali pubblici: “se avete a cuore una ulteriore diminuzione degli aborti, se davvero è questo il vostro obiettivo, lavoriamo assieme per far crescere l’informazione sessuale e contraccettiva ad iniziare dalle scuole”.Abbiamo in questi anni lottato(in una solitudine non cercata e non voluta),  come sappiamo fare e come abbiamo potuto, denunciando l’occupazione dell’Ospedale San Carlo di Potenza da parte di organizzazioni antiabortiste, di certo contrarie anche all’uso del profilattico. Abbiamo denunciato un contesto e situazioni ambientali, il potente apparato dissuasivo messo in campo per creare un clima di oggettiva violenza nei confronti delle donne che in questa regione decidono di ricorrere all’IVG.Riteniamo che questa nostra lotta abbia prodotto dei risultati. Negli ultimi mesi il “caso Basilicata” è stato oggetto di interrogazioni parlamentari(ahimè tutte senza risposta) presentate dai parlamentari radicali Mellano, Turco e Poretti; di una denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica di Potenza, firmata da me e da Rita Bernardini, e dell’impegno sul campo dell’ europarlamentare radicale e segretario dell’Associazione Coscioni, Marco Cappato.Nei mesi scorsi, grazie ad una nostra inchiesta, abbiamo fatto esplodere il Caso San Carlo – Cav, ottenendo che non fosse più consentito ai militanti del centro di Aiuto alla Vita di poter essere presenti all’interno dei reparti di Ostetricia e Ginecologia, come  avvenuto nei dieci anni precedenti.Una inchiesta che ha fatto emergere dati clamorosi rispetto al numero di obiettori in seno alla più grande azienda ospedaliera lucana e alla Asl di Lagonegro. Percentuali complessive superiori rispetto a quelle rilevate dal ministero nel 2004.Oggi, dopo 12 mesi, siamo tornati ad effettuare una verifica sul campo, stimolati anche dagli incredibili e poco veritieri dati contenuti nella relazione ministeriale dell’anno 2005, che, come sottolineato dagli onorevoli Mellano e Poretti, riporta un dato inerente l’obiezione di coscienza riguardante i ginecologi pari al 41,6 per cento, laddove solo un anno prima, nel 2004, la relazione ministeriale riferiva di un 92,6 per cento di obiettori.Premesso che proprio la nostra inchiesta del 2007 confermava in pieno il dato del 2004, anzi evidenziava una tendenza al peggioramento, ci chiediamo come sia possibile che nel 2008 venga fornito un dato inerente il 2005, laddove in molti casi le cifre contenute fanno addirittura riferimento al 1999.Sarebbe, a nostro avviso, opportuno poter disporre di una relazione annuale riferita all’anno precedente(nel 2008 mi fornisci la relazione 2007) e possibilmente con un maggior dettaglio relativo all’obiezione di coscienza.Insomma, alla luce di quanto esposto, abbiamo ritenuto opportuno indagare per poter fornire al ministro Turco una relazione dettagliata ed aggiornata della realtà lucana.Ecco cosa è emerso dalla nostra verifica.Ginecologi obiettori: Asl 1 - Ospedale di Melfi ,un solo non obiettore su dieci ginecologi(obiezione al 90%);Asl 2 – Ospedale San Carlo di Potenza, 2 non obiettori su 22 ginecologi(obiezione al 90,9%) ; nel 2007 c’era un solo non obiettore(il Dr. Rocco Lovanio Paradiso);Asl 2 – Ospedale di Villa D’Agri, 2 non obiettori su 6 ginecologi(obiezione al 66,6%);Asl 3 – Ospedali di Lagonegro(PZ) e Chiaromonte(PZ), un non obiettore su 13 ginecologi(obiezione al 92,3%); nel 2007 erano tutti obiettori;Asl 4 – Ospedali di Matera e Tricarico, 3 non obiettori su 16 ginecologi(obiezione 81,2%);Asl 5- Ospedali di Policoro(MT), Tinchi(Mt) e Stigliano(MT), un solo non obiettore su 11 ginecologi(obiezione 90,9%).In totale su 78 ginecologi, nel 2008 registriamo 10 non obiettori, per una percentuale di obiezione pari all’87,1%. Per la prima volta da anni all’ospedale di Lagonegro c’è un non obiettore; all’ospedale di Potenza i non obiettori sono passati da uno a due; con l’arrivo del nuovo primario registriamo un sensibile miglioramento anche presso l’ospedale di Matera. Complessivamente l’obiezione scende di qualche punto percentuale rispetto al 2007 e ai dati ministeriali del 2008. Nel corso dell’inchiesta un sorriso amaro ce l’ha strappato il Dr.Ubaldo Serica dell’ospedale di Villa D’Agri, quando ci ha raccontato che il parroco di Tramutola gli ha impedito di fare da padrino al nipote. Altro sorriso ce l’ ha strappato il Dr. Alberico Vona, ginecologo dell’ospedale di Melfi, quando ci ha detto che non conosceva né Luca Coscioni, né i Radicali.Di particolare interesse è il dato riferito all’obiezione di coscienza tra le ostetriche.In base alla nostra ricerca/inchiesta, nel 2008 risulta la seguente situazione(che per brevità riferisco in relazione alle singole Asl).Presso la Asl n° 1, su 12 ostetriche abbiamo una sola non obiettrice(obiezione al 91,6%); alla Asl n°2, su 25 ostetriche si registrano 4 non obiettrici(obiezione al 84%); presso la Asl n° 3, su 12 ostetriche registriamo il cento per cento di obiezione di coscienza; presso la Asl n° 4, su 16 ostetriche registriamo 2 non obiettrici(obiezione al 87,5 per cento); dulcis in fundo la Asl n° 5, che al pari della asl n°3, fa registrare il cento per cento di obiezione di coscienza all’aborto con 12 obiettrici su 12.Molto interessante il dato fornitici dalla Dr.ssa Rita Corina(non obiettrice) del Consultorio di Matera, che ci segnala che nell’intera provincia di Matera su un totale di 74 iscritte al collegio delle ostetriche solo 4 risultano non obiettrici di coscienza all’aborto. Questo dato ovviamente comporterebbe una riflessione sulla situazione “ambientale” dei consultori materani e lucani in generale, luoghi non meno importanti per una corretta applicazione della legge 194.Inutile dire che la Dr.ssa Corina non ha fatto e, temo, non farà mai carriera nella Asl n°4.Infine, ma non ultimo, un breve accenno alla percentuale di anestesisti obiettori. Senza entrare nel dettaglio, sulla base dei dati comunicatici, su 71 medici anestesisti registriamo 18 non obiettori, con una obiezione di coscienza che si attesta intorno al 74,6%.Da sottolineare le situazioni della Asl n° 1 e della Asl n°3, dove registriamo il 100 per cento di anestesisti obiettori.Concludendo, ad un anno di distanza dalla nostra precedente inchiesta, possiamo dire che riscontriamo un piccolo miglioramento e che finalmente quello zero dalla casella dell’ospedale di Lagonegro è andato via. Ma forse è proprio alla luce di queste mutazioni, che riteniamo di aver favorito, che con forza gli zuavi pontifici stanno tornando all’attacco. In queste settimane abbiamo registrato le proposte del PDL in consiglio regionale e provinciale, finalizzate ad ottenere una presenza capillare dei Cav(Centro di Aiuto alla vita) in ospedali e consultori(come se fosse necessario!). Abbiamo anche potuto riscontrare la consueta timidezza di coloro che in teoria dovrebbero avere a cuore la difesa della 194/78(noi vorremmo tanto migliorarla).Proprio in questi giorni siamo entrati in possesso di una richiesta ufficiale avanzata dal Cav Matera al direttore generale della Asl n° 4 Dr. Domenico MarosciaRichiesta ovviamente finalizzata ad ottenere una presenza all’interno del nosocomio materano.Nel leggere la missiva del CAV Matera, l’occhio cade sull’intestazione. La lettera è indirizzata, infatti, oltre che al sopra citato direttore generale anche  al Vescovo di Matera-Irsina, Monsignor Ligorio, e al Presidente di Forza Italia in Consiglio regionale, Cosimo Latronico, esponente di Comunione e Liberazione in terra lucana.Che dire! La controffensiva è partita e se non stiamo attenti ben presto la situazione potrebbe diventare addirittura peggiore di quella da noi fotografata nel 2007.Noi continueremo a vigilare e, per quanto possibile, privi di mezzi come siamo, a lottare. Continueremo certo a difendere il diritto di ogni singola donna lucana a poter scegliere, a non subire situazioni degradanti e poliziesche, e continueremo a ripetere senza mai stancarci che non abbiamo bisogno di tabù e di sessuofobiche presenze negli ospedali e nei consultori lucani, ma di una maggiore informazione sessuale e contraccettiva.L’aborto, come ama ricordarci Marco Pannella, quello clandestino e di classe delle mammane e dei cucchiai d’oro, lo abbiamo battuto noi con la legalizzazione. Lo scontro, ancora oggi come ieri, non è tra favorevoli e contrari all’aborto, ma tra i proibizionisti di sempre e noi legalizzatori,  tra coloro che vogliono entrare nelle camere da letto e nella vita di noi tutti e noi pazzi di libertà. Pazzi al punto di continuare a batterci in un contesto impossibile.Un grazie davvero a tutti i direttori sanitari delle Asl lucane, che ci hanno fornito i dati che abbiamo esposto. Un ringraziamento particolare alla Dr.ssa Rita Corina e a tutti coloro che con la loro opera hanno finora impedito che la sanità lucana diventasse definitivamente e totalmente una succursale dello Stato Pontificio.Offriamo questo documento alla riflessione del Ministro Livia Turco.       

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