di DIEGO PISATILa sinistra perde le elezioni ma vince "LIsola dei famosi"; meglio, la sinistra radicale ritorna - suo malgrado - extraparlamentare ma tocca, almeno per una sera, su Rai Due, la vetta degli ascolti tv. Cè da rallegrarsi? Forse no - è pur sempre solo un premio di consolazione - ma qualcuno grida al miracolo. Esultano, tra gli altri, "Liberazione", il giornale di Rifondazione, e ArciGay. Esulta - come comprensibile - Luxuria che, dallalto del trono della vittoria, travolta da una «tempesta ormonale di felicità», sancisce: «Scegliendomi, gli italiani hanno dimostrato di essere più avanti dei politici, che pensavano sarei entrata in Parlamento come Cicciolina». E dà alla sua affermazione significati che vanno oltre quello del semplice arrivar primi allultima spiaggia; parla di salutare ceffone ai pregiudizi e di diversità vincenti.Daccordo, "LIsola dei famosi" è andata oltre il "Grande Fratello"; Luxuria ha sfondato quella porta che Silvia Burgio da Gallarate, meno interessata e meno legata alla politica, aveva, nel confessionale di Canale 5, quantomeno socchiuso.La cosa curiosa - se si vuole una delle tante - è però che Vladimiro Guadagno (questo il nome allanagrafe) da Foggia non ha propriamente trionfato facendo - per dirla con Nanni Moretti - una cosa di sinistra. Simpatia e buona cultura a parte, arma vincente è stata infatti lo svelare lincontro ravvicinato tra Belen Rodriguez - sua rivale fino allultimo - e Rossano Rubicondi. La parola delazione può non piacere; gossip può risultare più innocua ma davvero difficile spacciare la mossa come un atto di onestà intellettuale. E difficile parlare di cambiamento epocale perché il televoto ha incoronato una persona che ama definirsi "transgender", cioè non riconducibile né al sesso maschile né a quello femminile. Difficile parlare di unItalia che cambia perchè assegna la medaglia doro di un reality a qualcuno con il cuore a sinistra.Jean-Luc Godard, in tempi non sospetti, davanti al proliferare di giochini, concorrenti e programmi popolari sul piccolo schermo, aveva detto che «la dittatura del proletariato non riuscita in politica era riuscita in televisione». Ma era un commento senza entusiasmo, da osservatore disincantato.
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