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ITALIA DEI VALORI Sezionde di RAVENNA ACCADEMIA BELLE ARTI, MOSAICO QUALE MODELLO CULTURALE PER RAVENNA? E' scoppiata in questi giorni la polemica sull'Accademia di Belle Arti, sulla sua possibile chiusura a Ravenna con il passaggio o meglio l'accorpamento all'Accademia di Bologna. Il nuovo Assessore alla Pubblica Istruzione afferma in un'intervista apparsa sulla stampa locale che “il passaggio non sarebbe una sconfitta, ma un importante “passaggio di grado” in quanto entrare nell'ampio bacino di opportunità, relazioni internazionali, visibilità e prestigio dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e dell’Alma Mater è di per sé un’occasione imperdibile per la scuola ravennate. Un importante passaggio di grado senza dover rinunciare alla propria identità”. Ma il prof. Claudio Spadoni, direttore del M.A.R., intervistato in merito, è più cauto. Spadoni sostiene che se il passaggio fosse solo gestionale, l’accostamento dell’istituto ravennate a quello bolognese e all’Alma Mater non farebbe altro che assicurare maggiore visibilità e prestigio alla nostra Accademia. Ma pare invece che Bologna guardi a Ravenna soprattutto per aggiungere alla propria offerta formativa l’indirizzo di mosaico… Eppure Ravenna si appresta a celebrare nel 2009: - i 182 anni della nascita dell'Accademia Ravenna, - i 50 anni dell'Istituto d'Arte per il Mosaico “Gino Severini” - i 40 anni dell'istituzione del Liceo Artistico. La tradizione dell'insegnamento delle discipline artistiche a Ravenna risale alla metà del secolo XVIII col monaco benedettino Benedetto Fiandrini (per architettura e ornato) presso il Monastero di San Vitale e con Giuseppe Cuppini (per architettura e disegno) nel Collegio dei Nobili. L'ideazione dell'Accademia risale al 1827 e il progetto non partì da Roma, ma sorse da un dibattito sviluppatosi a Ravenna. Successivamente nella seconda metà del secolo scorso seguirono le altre due istituzioni: prima l'Istituto d'Arte per il Mosaico nel 1958 e in seguito il Liceo Artistico alla fine degli anni Sessanta. Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che oggi il suo trasferimento o accorpamento a Bologna debba comunque costituire un momento di alto dibattito, sia per rispetto della storia ma anche per congruità alle linee programmatiche del Sindaco dal titolo “RAVENNA, UNA COMUNITA' IN CAMMINO”, che pongono la cultura al centro delle politiche di sviluppo della città. Ravenna, si legge, deve continuare a far lievitare la sua vocazione di città della cultura. E' un grande segno di progresso e civiltà il fatto che in questi anni la partecipazione al fare cultura nella nostra città abbia assunto dimensioni sempre più ampie e qualificate. La cultura rappresenta un forte riferimento di identità per Ravenna. Non a caso il Sindaco ha candidato Ravenna capitale europea della cultura nel 2019. Nella lettera inviata al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il Sindaco scrive che pur consapevole dell'ambizioso obiettivo, Ravenna ha le carte in regola per provarci perchè è una città profondamente segnata da una storia e da una produzione culturale di livello europeo. E la cultura, germogliata nelle diverse epoche dalle antiche radici, ha caratterizzato la storia della nostra città e, con rinnovato vigore in questi ultimi anni, è stata posta al centro delle sue politiche di sviluppo. Il Sistema Cultura della Città è rappresentato dalle seguenti “Centrali”: 1 - FondazioneRavennAntica , elemento di identificazione il Parco Archeologico di Classe; 2 - Fondazione Ravenna Manifestazioni e Ravenna Teatro, elemento di identificazione RavennaFestival; 3 – M.A.R. (Museo d'Arte della Città) per le Arti visive e il mosaico; 4 – Accademia Belle Arti, Istituto Musicale Verdi; 5 – Biblioteche Classense e Oriani; 6 – Fondazione del Museo del Risorgimento; 7 – Attività cinematografiche con l'attivazione del Centro di Cultura cinematografica presso il Cinemacity; 8 – Il Polo Scientifico identificato dal Planetario e dal Museo Ornitologico di Scienze Naturali (NatuRa); 9 – UNIVERSITA' 10 – Associazionismo, che organizza e realizza la parte più cospicua delle attività culturali, fra cui il Centro Relazioni Culturali e Ravenna Poesia ed è mantenuto sostanzialmente dal Bilancio comunale insieme a contributi regionali e statali e soprattutto dal coinvolgimento delle fondazioni bancarie e da importanti sporsor privati. Allora, prima di fare delle scelte di impoverimento del Sistema non è il caso di porsi qualche domanda? Ravenna è in grado di reggere il Sistema Cultura della Città che si è data con le risorse finanziarie sempre più ridotte dalle nuove politiche di Governo? Non è il caso di individuare insieme a tutte le forze della città un nuovo modello culturale da adottare? O è meglio chiedersi “Il Capitale Culturale di Ravenna, quale risorsa rappresenta per lo sviluppo della Città”? Ravenna, città tre volte capitale indiscussa d'arte cultura e politica. Onorio, Galla Placidia, Odoacre, Teodorico, Giustiniano non sono i soliti nomi di signorotti locali o principi litigiosi e crudeli, ma esprimono delle epoche e risuonano non solo in Italia ma in tutta Europa. Stiamo assistendo in questi ultimi anni a tanti processi di sviluppo prevalentemente di tipo quantitativo, che hanno portato a fenomeni di impoverimento soprattutto culturale e ad una preoccupante crisi di valori. La città non si distingue più, è assorbita in una indifferenziata periferia pseudometropolitana dove i modelli culturali di riferimento sono sempre più quelli derivanti dall'omologazione alla società dell'informazione, modelli indotti dalla realtà virtuale creata e imposta dalla pubblicità . Modelli transnazionali con perdita di identità dei luoghi, perdita dei valori culturali propri. Questa mia generazione rischia di consegnare alle generazioni future un territorio distrutto e invivibile, una grande periferia senza più un centro. La “dimensione culturale” del territorio diventa fondamentale per rispondere alla globalizzazione, ai suoi elementi più tangibili: delocalizzazione produttiva, circolazione delle merci e capitali, flussi migratori di popolazione in cerca di condizioni di vita migliore. Quindi la Cultura allo scopo di proporre nuove occasioni di sviluppo del territorio. E proprio in questa logica non ha senso “svendere” o ridimensionare il Sistema Cultura della Città con una mera operazione di bilancio, senza alcun dibattito. E' necessario piuttosto chiedersi se occorre un nuovo “modello culturale” di sviluppo dove il territorio urbano diviene nel suo aspetto più immateriale, culturale, un asset di valore strategico per la definizione di politiche di sviluppo economico e di ri-qualificazione urbana e del territorio in genere. Qual è oggi l'identità di Ravenna? E' il Mosaico? Allora perché allontanare da Ravenna l'Istituzione più antica e l'unica al mondo dove apprendere e fare ricerca sul mosaico bizantino? E che dire delle gravi preoccupazioni lette sul giornale a proposito della Scuola di Restauro di Mosaico diretta dalla Soprintendenza e la situazione di crisi delle altre Scuole Artistiche della Città? Sul versante privato poi, dopo ottantanni, ha chiuso la Cooperativa Mosaicisti nata dalla vecchia Bottega storica del Mosaico del 1925 e che ha contribuito a far conoscere ed apprezzare la scuola mosaicisti di Ravenna nel mondo. Crediamo quindi sia necessario ricomporre la filiera della Cultura, e in particolare quella del Mosaico. L'identità è lo specchio della società e nella città di Ravenna questo elemento si presenta scollegato rispetto alla popolazione e fortemente a rischio di abbandono. Affinchè la città non cada definitivamente nella dimensione di parco tematico e la cultura divenga un prodotto venduto privo di un'identità sono necessarie scelte forti e di impegno secondo una progettualità partecipata, integrata in tutte le componenti sociali, economiche e ambientali di lungo termine. L'identità deve rappresentare il nuovo elemento di confronto, ciò che esattamente sia il turista che il residente devono percepire nella città e che potrà produrre un nuovo sviluppo di tutto il territorio. Oggi nella civiltà post-industriale si discute di un nuovo modello, il “Distretto culturale evoluto”, fondato sull'esistenza di complementarità tra cultura e attori sociali del territorio appartenenti al settore produttivo, sociale ed economico. In questa concezione la produzione e la fruizione culturale non vengono intese tanto come centri di profitto quanto piuttosto come elementi di una catena di valori che generano e diffondono idee e pensiero creativo a favore dello sviluppo del territorio. Se per Ravenna il filo conduttore del modello cultura è il Mosaico, è necessario creare sinergie tra il settore produttivo, formativo e culturale, attraverso la capacitazione di tutti i soggetti: isitituzionali, del mondo imprenditoriale, del mondo associativo, del Sistema Cultura della Città, degli sponsor privati e dei cittadini. Una grande tavola rotonda per definire tutti insieme il modello culturale da seguire nel prossimo futuro. In questa ottica l'Italia dei Valori vede il cammino della Comunità in cui viviamo. Ci vuole veramente la rinascita della “Cultura del Progetto” nel suo complesso, al fine di evitare di leggere sulla stampa articoli dal titolo “C'era una volta la Bottega del Mosaico” (Il Romagnolo - settembre 2008 ) e oggi “C'era una volta l'Accademia di Belle Arti”.......ma senza un lieto fine. Patrizia Poggi 17 settembre 2008

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